Scuola Secondaria di I grado di Pont Canavese: “Una scuola multiculturale”

Anche la scuola secondaria di I grado di Pont è ormai diventata una scuola multiculturale.
Le storie che di seguito vi presenteremo sono  quelle di alcuni alunni che provengono da paesi lontani quali Marocco, Cina, Romania .

Mi chiamo Shuzhen sono cinese e provengo da Pechino.
Da otto anni sono in Italia , mi piace molto e ho tanti amici. Abito a Sparone da sei anni. Io non mi sento diversa dalle mie compagne  anche se ho gli occhi a mandorla e ancora qualche difficoltà nella lingua.  I miei compagni fin dalle elementari  mi hanno accettata e inserita nella classe. Ogni tanto sono triste perché sento la nostalgia della mia casa a Pechino e dei miei nonni che purtroppo vedo molto raramente. Certo le abitudini degli italiani sono diverse dalle nostre come è diversa la loro cultura ,ma io adesso comincio a sentirmi quasi italiana.
Prima di venire a Sparone, sono stata a Rovigo, Bologna e Prato, adesso finalmente ci siamo fermati e spero per sempre perché a sparone mi trovo molto bene, ho i miei amici, la scuola e non vorrei abbandonare di nuovo tutto.
Shuzhen
Classe II A

Io mi chiamo Mohamed, sono marocchino, sono arrivato in Italia, a Pont  Canavese nel 2006. il giorno in cui sono arrivato l’Italia ha vinto il mondiale di calcio. Io non conoscevo una parola di italiano e quando sono entrato a scuola ero spaventato.
Ho frequentato la classe I A della scuola media e le professoresse hanno cercato con grande difficoltà (perché loro non conoscono l’arabo) di insegnarmi le prime parole di italiano. Anche i miei compagni mi parlavano e cercavano di farmi capire la lingua ma era molto difficile. Adesso sono in seconda media, parlo abbastanza bene l’italiano ho dei compagni e dei professori  simpatici. A me piace abitare a Pont perchè ho molti amici, vado a giocare a pallone all’oratorio, vado in biblioteca comunale. In Marocco torno volentieri ma solo per le vacanze.
Mohamed
Classe II A

Ciao io mi chiamo Madalin, provengo dalla Romania.
Sono venuto in Italia il 5 settembre 2008, mi pareva bello come posto ed era la prima volta che vedevo la montagna. Faceva caldo era una bella giornata e credevo che fosse tutto come mi aveva detto mia madre, cioè che avrei conosciuto nuovi amici ed era un bel posto. Ma dopo due settimane mi sentivo chiuso tra le montagne perché ero abituato alle città della Romania, avevo più libertà di uscire con gli amici, invece a Sparone  ci sono  più vecchietti che  bambini.
In Italia non sono riuscito a adattarmi a  questo tipo di vita .
A scuola ho discretamente imparato  l’ italiano anche grazie all’uguaglianza delle parole con quelle  rumene;ma ci sono cose che non mi piacciono ad esempio l’orario perché in  Romania facevamo solo cinque ore di lezione al giorno. Ormai mi sono abituato ma  non vedo l’ora che arrivi l’estate perché abbiamo le vacanze e così posso andare in Romania a trovare  mia nonna e rivedere i miei amici e i miei parenti.
Madalin
Classe II A

Io mi chiamo Touria, vengo dal Marocco. Sono arrivata in Italia l’anno scorso, io non conoscevo la lingua italiana e in classe   non capivo cosa dicevano i miei compagni e i professori. A me piace venire a scuola ma ho ancora tante difficoltà a capire la lingua, anche perché a casa parliamo in arabo perchè  mia mamma non capisce l’italiano. Io ho degli amici che sono marocchini come me e quindi anche con loro parlo arabo. Vicino a casa mia abitano i miei parenti. La mia famiglia è formata da cinque persone: mio padre, mia madre, mia sorella, mio fratello ed io. Io e mia sorella giochiamo spesso a calcio, a pallavolo e con la corda da saltare.

Touria
Classe II A

Io mi chiamo Diana e vengo dalla Romania.
Sono nata nel 1994 in Romania, in una povera cittadina. La mia famiglia si trovava in una situazione finanziaria poco prospera: i miei genitori lavoravano, ma i salari erano molto bassi. Si può dire che vivevo in povertà.
Un giorno, quando avevo sette anni, i miei nonni, abitavano nella capitale, Bucarest, hanno deciso di prendermi con loro per offrirmi un futuro migliore. I miei genitori hanno acconsentito per il mio bene, anche se erano dispiaciuti di doversi separare da me.
Un anno dopo, mio papà e mia mamma sono venuti in Italia alla ricerca di migliori condizioni di vita e, per non crearmi troppi problemi, mi hanno permesso di restare a Bucarest con la mia adorata nonna. Devo dire che nella capitale ho davvero conosciuto la perfezione, la felicità, l’ allegria, la vita! Lì ho scoperto l’ importanza degli amici, la loro nobiltà d’ animo, e ho capito che l’ amicizia non si può comprare ma si deve conquistare e tenere stretta.
Ho studiato molto perché vorrei un futuro sul quale risplendesse un sole più brillante, ma ho studiato anche per il puro piacere di conoscere sempre nuove cose che illuminino il cammino della mia vita.
Già a Bucarest ho iniziato a scrivere poesie, durante i vari momenti di tristezza: descrivo il dolore, le lacrime, il buio sorriso della tristezza e il sacro destino. Mi piace paragonare la tristezza a una rosa nera e la felicità a una rosa rossa; descrivo la nonna come la felicità e la mamma come l’allegria.
Anche se talvolta la felicità è fuggita via da me, io le sono corsa dietro finché l’ho raggiunta e abbracciata, proprio come la rima e la parola abbracciano la poesia.
Il tempo è passato e un anno fa ho perso la mia gioia, perché ho dovuto riunirmi ai miei genitori in Italia, a causa delle condizioni di salute dei miei nonni.
Devo dire che non è facile stare lontano da casa, ma spero che un giorno la felicità torni a prendermi e resti con me tutta la vita, come mi è stata vicina durante l’infanzia.
Ma il tempo scorre e l’infanzia passa, e così anche l’intera vita, proprio come la rosa rossa nasce, vive e poi muore .
Diana
Classe III A

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