L’antico mestiere dello “Spaciafurnel” - la sua divisa e il Museo “Antichi e Nuovi mestieri” di Locana
Gli Spazzacamini o “Borna” hanno origine nella seconda metà dell’Ottocento. Nella Valle Orco provenivano dal territorio compreso tra Noasca e Locana. Si spostavano tra Novembre e Maggio, in piccoli gruppi composti da un capo, il Pudròc , e da uno o più ragazzi , i Gògn , in genere di 6 – 7 anni, a cui toccava la parte più ingrata e faticosa del lavoro: con la loro corporatura minuta venivano sospinti su per la canna fumaria che dovevano accuratamente scrostare dalla fuliggine. Si dirigevano in pianura, verso il mare o al di là delle Alpi, in Francia. Mentre alle donne e ai vecchi restava il compito di mandare avanti, in loro assenza, il lavoro dei campi e il bestiame.
Lo Spazzacamino indossava “lu gich”, un giubbotto con il colletto alla russa, alto e ben aderente, e una camicia di tela ben chiusa ai polsi in modo da non far entrare la fuliggine (sùsi) durante la pulizia del camino/fornello (bòrna).
Sul lato della giacca era cucita una specie di tasca a cui appendere la raspa. I calzoni (tàiras) erano generalmente di velluto, irrobustiti da toppe sulle ginocchia. Le scarpe avevano una robusta tomaia in pelle; venivano tolte durante la pulizia del camino. Un tascapane accompagnava sempre lo Spazzacamino nei suoi spostamenti.
Altro dettaglio importante era il “bartun”, si metteva sulla testa durante la pulizia del camino (era un berretto di tela a forma di sacchetto che consentiva di respirare senza ingoiare troppa fuliggine).
Per finire, ogni Spazzacamino aveva un numero identificativo, portato sempre ben in vista; fino alla fine dell’Ottocento era fissato sul cappello (tòpe), nel Novecento sulla camicia.
Il Comune di Locana ospita un Centro visitatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso presso la Chiesa sconsacrata di “San Francesco” in Via Roma, dedicato all’antico mestiere dello Spazzacamino e al legame tra lavoro e il suo territorio, rappresentati con alcune soluzioni interattive: - la ricostruzione di due luoghi di lavoro: la casa di montagna dove avviene la lavorazione del latte e la casa di città del primo Novecento, dove operava lo spazzacamino; la scenografia di un teatrino animato che racconta la sua vita;
- e nella sezione “nuovi mestieri” (La costruzione di bacini idroelettrici in Valle Orco da parte dell’AEM a partire dal 1928 ha portato con se la nascita di nuove professionalità e nuove opportunità di lavoro, consentendo agli abitanti di continuare a vivere in montagna) il plastico di una centrale idroelettrica e di pompaggio costruita all’interno del Parco e un Centro Documentazione delle Energie Rinnovabili.
Sono presenti due postazioni informatizzate con cui è possibile visionare la documentazione dell’AEM. Tra cui gli impianti di: Agnel, Serrù e Villa, diga di Ceresole, Centrale di Rosone, diga e impianto fotovoltaico di Telessio, diga d’Eugio, impianto di Valsoera, impianti S. Lorenzo/Rosone - Rosone/Bardonetto - Baronetto/Pont, Centrale di Bardonetto. Inoltre, in Frazione Giroldi-Fey è presente un monumento dedicato allo spazzacamino della Valle Orco, inaugurato il 3 luglio 1977, opera del ligure Eliseo Salino.
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